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Dopo i numerosi articoli dedicati all’argomento rigassificatori dal 2006 in poi, offriamo alla riflessione dei lettori il dossier che occupa le pagine centrali di questo numero di Konrad, insieme agli altri contenuti del giornale, arricchiti e aumentati rispetto al consueto. Un antefatto “storico” per spiegare le ragioni di questa scelta. Nel 1996 Konrad partecipò attivamente alla campagna contro il terminale di rigassificazione, che SNAM progettava di costruire a Monfalcone e che fu accantonato dopo il giudizio negativo dell’allora ministro per i beni culturali, prof. Paolucci, e l’esito del referendum consultivo comunale, con oltre il 60 per cento di “No”. La sproporzione delle forze in campo era, apparentemente, grande. Favorevoli il Comune, le maggiori forze politiche, sindacati e industriali, financo l’allora sindaco di Trieste, Illy. Grande lo spiegamento di mezzi messo in campo dalla SNAM, con l’appoggio dell’ENEL (i monopolisti dell’energia allora dominanti in Italia), che mobilitò tutte le sue risorse economiche e di “P.R.”, mobilitò i suoi tecnici migliori, esercitando una decisiva influenza sull’atteggiamento dei maggiori organi di informazione, tutti chiaramente sbilanciati a favore. Era già pronto anche il parere favorevole della Commissione VIA del ministero dell’ambiente (decisivo, quindi, lo stop dai beni culturali) e dello stesso ministro di allora, Ronchi. Contrari gli ambientalisti (ma Legambiente nazionale e regionale erano favorevoli): WWF, Italia Nostra, un attivissimo comitato spontaneo di cittadini, i partiti di sinistra. Fondamentale fu il lavoro capillare di informazione svolto da comitato e associazioni, che riuscì a far comprendere ai monfalconesi le criticità del progetto: molti milioni di metri cubi di fanghi inquinati da dragare nella baia di Panzano, (SNAM proponeva di scaricarli sui litorali dell’Isola della Cona, riserva naturale…), serbatoi, pontile e gasiere visibilissimi anche da zone di grande pregio paesaggistico e turistico, impatto negativo delle acque di scarico fredde e clorate sulla vita degli organismi marini, notevoli rischi per le zone abitate in caso di incidente, ecc. Allora esisteva però ancora qualche baluardo di democrazia e dignità. Il sindaco di Monfalcone, Persi, pur favorevole al rigassificatore, volle infatti interpellare i cittadini mediante il referendum. Così come il ministro Paolucci svolse fino in fondo il proprio ruolo a tutela del paesaggio, senza svilire il lavoro dei suoi organi tecnici periferici di fronte alle pressioni dei “poteri forti”. Ben diversa la situazione oggi, con il progetto del rigassificatore di Trieste-Zaule proposto da GasNatural. Schieramenti pro e contro sostanzialmente analoghi a quelli del ’96 (gli ambientalisti però sono uniti nel “No”), ma è cambiato – in peggio – lo scenario istituzionale. La proposta di indire un referendum consultivo, pur avanzata tempo fa da alcuni, è stata infatti rapidamente accantonata e il ministero dei beni culturali non si è dimostrato certo insensibile alle pressioni esterne. Sindaco e maggioranza dei consiglieri comunali di Trieste, come gli industriali e alcuni sindacati, magnificano le “ricadute” economiche ventilate (assai vagamente) da GasNatural: royalties e tasse da versare nelle casse comunali e regionali, posti di lavoro diretti (80 a regime nel rigassificatore, più 30 nella centrale elettrica che Lucchini Energia vorrebbe costruire accanto), più gli indotti della cosiddetta “catena del freddo” (su cui non esiste uno straccio di piano economico). Si tenta perfino di far credere che il rigassificatore permetterà di chiudere senza drammi sociali la Ferriera di Servola (900 posti di lavoro, con l’indotto)! Non manca neppure chi, come il PD locale, dopo aver promesso ampi ed approfonditi dibattiti con soggetti interni ed esterni, vota il 29 luglio 2009 – dopo la firma del decreto ministeriale sulla VIA! - un patetico ordine del giorno che dichiara solennemente di voler “promuovere un percorso di approfondimento, con trasparente diffusione dell’informazione e partecipazione attiva della comunità” (perché non è stato fatto prima, nei tre anni e mezzo trascorsi dall’inizio della procedura VIA, quando ancora governavano Prodi a Roma e Illy in Regione?). Ambiente e sicurezza non paiono interessare né punto né poco a tutti costoro, benché i motivi di allarme certo non manchino, come dimostrano gli articoli del nostro dossier. Se non altro, per le tante forzature, illegittimità, omissioni e falsificazioni, di cui è costellata la vicenda del rigassificatore di GasNatural e che sono stranamente “sfuggite” a quasi tutti gli enti locali e nazionali. I quali si sono ben guardati dall’interpellare i qualificatissimi enti scientifici triestini. Eppure – nella seconda metà degli anni ’70 – la sensibilità per l’ambiente a Trieste era (o almeno sembrava) ben maggiore: contro la zona franca industriale sul Carso furono raccolte decine di migliaia di firme e il quadro politico locale fu sconvolto da una Lista dichiaratamente “ecologica”. Lista i cui eredi oggi sono solo evanescenti comparse alla corte del Cavaliere. Soltanto i Comuni di Muggia e Dolina hanno saputo interpretare con dignità il proprio ruolo istituzionale, opponendosi – unanimi i rispettivi Consigli - al progetto di GasNatural. Insieme ad associazioni ambientaliste e comitati, appaiono gli unici punti di riferimento per chi spera ancora nella possibilità di fermare una scelta scellerata. In un simile degradato contesto, la redazione di Konrad ha ritenuto perciò doveroso da un lato impegnarsi per fornire ai cittadini informazioni spesso neglette o censurate dagli altri media, dall’altro sostenere esplicitamente la campagna delle principali associazioni ambientaliste, nel tentativo di fermare la realizzazione di un progetto nocivo per l’ambiente e la sicurezza, ma anche per la qualità della democrazia. Un futuro sostenibile, ambientalmente e socialmente, per Trieste ed il suo territorio, non potrà infatti mai essere costruito da chi inquina i processi decisionali ricorrendo ad ogni genere di manipolazione, pur di raggiungere il proprio scopo.
Dario Predonzan
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