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Orienteering
dal Konrad n. 150 - Ottobre 2010 - pag. 47
di Fulvio Pacor 30.09.2009

 

Lo sport dei boschi aiuta anche la città

All’inizio tendeva a giustificare i genitori, forse erano solo un po’ distratti. Ma dopo la terza volta che fu abbandonato nei boschi, Pollicino dovette rassegnarsi all’evidenza: mamma e papà volevano disfarsi di lui. Decise dunque di non farsi cogliere impreparato e inventò l’orienteering, che sarebbe stato di grande aiuto per tanti, da Cappuccetto Rosso a Robin Hood.

Questa è la versione non autorizzata. Ufficialmente l’orienteering, chiamato anche lo sport dei boschi, nasce in Norvegia sul finire dell’ ‘800 e si diffonde rapidamente nei paesi del nord Europa, in particolare nella penisola scandinava, dove diviene una disciplina praticata da moltissimi appassionati, seguita dai mezzi di informazione più del calcio, insegnata a scuola fin dalle elementari. In Italia arriva con notevole ritardo, intorno agli anni ‘70; oggi è presente in tutte le Regioni, anche se il centro delle attività resta il Trentino.

E’ uno sport dal basso impatto ambientale e dal grande valore didattico, aperto davvero a tutti e adatto a tutte le età: in ogni paese dove l’orienteering è diffuso, agonisti di altissimo livello sportivo corrono accanto a famiglie più inclini all’escursionismo. 

Il campo di gara ideale è il bosco, ma si corre anche in altri ambienti, come le campagne, i parchi cittadini o i centri storici. 

Come si svolge una gara? Ad ogni atleta viene consegnata una speciale carta per orienteering molto dettagliata e a scala ridotta, su cui è tracciato un percorso diverso per ciascuna categoria, con dei punti di controllo (lanterne) dove l’atleta dovrà segnare il proprio passaggio attraverso un dispositivo elettronico, con sequenza obbligata, completando il percorso nel più breve tempo possibile. L’attrezzatura sportiva minima si limita a un buon paio di scarpe e una bussola. Il successo della prestazione sportiva è affidato a un delicato equilibrio tra muscoli e cervello, allenamento fisico e mentale. Perché si tratta pur sempre di una corsa, ma può capitare che vinca chi ha compiuto la migliore scelta di percorso, non necessariamente il più veloce. Quel che conta è dunque orientarsi, osservare il terreno, leggere la carta e prendere decisioni, con la maggiore rapidità possibile. 

Per queste sue caratteristiche l’orienteering viene considerato uno degli sport di maggior contenuto educativo interdisciplinare: uso della bussola, lettura di rappresentazioni simboliche, topografia, osservazione degli ambienti naturali , della flora, dell’aspetto geologico e delle altimetrie (i cambi di vegetazione, la presenza di grossi massi o pietraie, le linee di livello sono elementi fondamentali della carta di orientamento), capacità di mantenere il controllo mentale sotto sforzo fisico e di dosare lo sforzo per non intaccare la lucidità fino al termine della gara, ecc. Ma soprattutto insegna fin dalla prima infanzia a non perdersi, oppure a riorientarsi dopo essersi persi, senza panico da Pollicino. In tutto il mondo viene insegnato e praticato nelle scuole, in Italia l’insegnamento è affidato alla buona volontà di alcuni (pochi) insegnanti di educazione fisica. 

Qualcosa però si muove dalle nostre parti. La caduta dei confini ha aperto straordinarie possibilità per questo sport e per chi vuole apprezzare le zone boschive del Carso nella loro continuità territoriale; lo scorso inverno una serie di gare promozionali sull’altipiano (come la corsa transfrontaliera di Gropada brez meja- senza confini ) ha avvicinato nuovi praticanti e ha contribuito a fare del Friuli Venezia Giulia la regione con il maggior incremento di iscritti alla Federazione nazionale sport orientamento (Fiso). 

Il 14 novembre Trieste ospiterà un appuntamento importante: si svolgerà nel Parco di San Giovanni l’ultima gara del Trofeo nazionale centri storici dopo Firenze, Bologna, Parma e Bassano. Saranno centinaia gli atleti, provenienti da tutta Italia, dall’Austria e dalla Slovenia, che correranno per i viali e i sentieri del complesso dell’ex ospedale psichiatrico. La carta e’ stata realizzata nel 2008, per celebrare i cento anni dell’Ospedale psichiatrico e i 30 anni della legge Basaglia con una gara promozionale che ha contribuito alla scoperta di questo straordinario spazio urbano: anche molti triestini che credevano di conoscere il Parco sono rimasti sorpresi dalla complessità e dalla bellezza architettonica del complesso. Ed è proprio questo il valore di una carta da orienteering: aiutare a scoprire o riscoprire il proprio territorio, conoscerlo più a fondo, e dotare così la comunità di un formidabile strumento di difesa del paesaggio.

Fulvio Pacor

www.origaja.it

 




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