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Storie di Storia a immagini e parole
dal Konrad n. 150 - Ottobre 2010 - pag. 38
di Claudio Bisiani 30.09.2009

Intervista a Mario Cerne, papà della Twilight Comics

Mario Cerne, sceneggiatore triestino da molti anni protagonista nel panorama fumettistico locale, è il gradito ospite di questo mese su Seconda Stella a Destra. Fondatore nel 1997 della Twilight Comics, realtà editoriale indipendente e autentica “palestra d’ardimento” per tanti giovani disegnatori, Cerne ha firmato numerose pubblicazioni, in particolare volumi storici illustrati sulla Prima Guerra Mondiale. Fra i titoli più noti, “Fratelli in armi”, dato alle stampe nel 2005, e “Gli ultimi fuochi”, uscito quest’anno in libreria e nelle fumetterie per i tipi della Luglio Editore.

Storia e fumetto: un binomio che lei ama particolarmente. Un binomio spesso difficile, ma vincente…

Dal mio punto di vista lo trovo un binomio stupendo. Pur se costretti a limitare il raggio d’azione della fantasia, dovendo rispettare il dato storico, si riesce a esprimere comunque la propria opinione. Ricordo le affascinanti “storie di Storia” che leggevo da bambino, alcune francesi, altre prodotte nel nostro Paese da grandi interpreti del fumetto, come Pratt, Buzzelli o D’Antonio. E’ sempre stato un genere particolare, di nicchia, ma di grande interesse e che impegna moltissimo. Alla Twilight, ad esempio, per realizzare “Memorie”, “Fratelli in armi” e “Gli ultimi fuochi” - che non sono albi di supereroica, ma racconti storici in immagini - abbiamo fatto un lavoro preparatorio di studio davvero immenso. Perché se si vuole scrivere e disegnare qualcosa, come nel nostro caso, sulla Prima Guerra Mondiale, al di là dell’aspetto narrativo, bisogna necessariamente documentarsi. Lo trovo rispettoso verso il lettore che pretende fedeltà e attinenza storica alle situazioni realmente accadute. E per ultimo, cosa non di poco conto, si deve stare attenti a non scivolare nella retorica o nella troppa politica. E’ un po’ come camminare sul filo di un rasoio: bisogna trovare il giusto equilibrio.

La Twilight Comics è entrata nel suo 12° anno di vita. Qual è il bilancio degli ultimi mesi?

Senza dubbio positivo, anche perché quest’anno si è rivelato molto diverso dai precedenti. Un anno sempre “di lotta”, ne siamo abituati, ma ricco di soddisfazioni e culminato, nei mesi a cavallo fra il 2008 e il 2009, con la prestigiosa collaborazione con il Comune per l’allestimento della sezione “Fumetti in trincea-Strisce di Storia” della mostra “Trieste 1918. La prima redenzione novant’anni dopo”. Un incarico istituzionale di grande prestigio, sebbene duro, faticoso e anche un po’ strano per dei fumettisti… Il bilancio finale è stato ottimo, tanto che il materiale usato per la rassegna, ampliato con altre tavole e storie inedite, è stato poi raccolto nel volume “Gli ultimi fuochi”, uscito pochi mesi fa. Inoltre, per la prima volta in assoluto, la Twilight è stata pubblicata da un altro editore locale. L’albo, a livello grafico, è forse uno dei nostri migliori lavori sul dramma della Grande Guerra, disegnato a più mani, con trame intense e di forte impatto emotivo.

Il 2009 è stato un anno di svolta anche per altre attività collaterali…

…che ci hanno inorgoglito e dato grandi soddisfazioni. Siamo stati chiamati, infatti, a tenere dei corsi di fumetto in alcune scuole elementari e medie di Trieste. L’esperienza è stata coinvolgente e gratificante. Il rapporto con gli studenti è stato bellissimo, come bellissimo è stato vedere il loro interesse e la passione per l’argomento. Tante volte si parla in termini negativi delle nuove generazioni, dipingendole come svogliate o disinteressate. I corsi che abbiamo tenuto hanno dimostrato l’esatto contrario. I ragazzi erano visibilmente attratti non solo dal fumetto tout court, ma da come esso veniva di fatto realizzato: dalla trama al disegno, dalla creazione di un personaggio alla sceneggiatura della storia. Un’esperienza, ripeto, esaltante che mi auguro di ripetere quanto prima.

è soddisfatto della visibilità che la sua casa editrice offre a tanti giovani disegnatori, non solo triestini?

Molto. La Twilight è stata ed è un vero trampolino di lancio per tanti fumettisti di talento. Ne cito uno su tutti: Davide Pascutti, di Udine, che si sta affermando come uno fra i migliori giovani disegnatori in Italia. E poi tutti gli altri che - nonostante la difficoltà dell’autoproduzione, il settore di nicchia e una città un po’ refrattaria a questo tipo di messaggio culturale -, hanno dimostrato capacità e doti straordinarie. Inoltre, al di là dell’aspetto professionale, mi piace sottolineare come la nostra casa editrice sia formata da un gruppo di veri amici che amano ritrovarsi, anche a distanza di anni, come in una grande famiglia.

Quante sono, ad oggi, le pubblicazioni targate Twilight e cosa avete in programma per il futuro?

Sono circa una ventina, che in quasi dodici anni non sono affatto poche. Siamo partiti da generi come il fantasy, il noir e la fantascienza, per passare poi alle storie di guerra, come “Fratelli in armi”, che si svilupperà in un secondo albo, anche se non so dire con certezza quando uscirà. Svolgendo questa attività per puro hobby, non abbiamo dei limiti temporali di realizzazione, ma ci adeguiamo ai “nostri tempi”, quelli della Twilight, mettendoci però sempre tanto impegno e tanta passione. Per il futuro, inoltre, vorrei pubblicare un volume fantasy con protagonista l’Errante, disegnato a più mani in modo da mettere a confronto stili anche molto diversi tra loro. Credo sia un’operazione stimolante, nonostante qualche purista possa storcere il naso. E per finire, in fondo al cassetto, resta nascosto il più grande sogno della mia vita: scrivere una storia di “Daredevil”, fumetto che amo fin da quando ero bambino. Ma ripeto, questo è solo un sogno…

 

Nome: Mario

Cognome: Cerne

Nata a: Trieste

Classe: 1963 (...classe di ferro!)

Professione: rilegatore e per hobby sceneggiatore di fumetti

Segni particolari: fanatico di “Daredevil”

Passioni: arte, cinema e tutta la cultura in genere

“Gli ultimi fuochi”, copertina 

di Davide Pascutti 

nella pagina accanto:

“Gli ultimi fuochi”, disegno 

di Zivorad Misic

 

Claudio Bisiani

Riciclo e manualità d’artista

La bigiotteria colorata e fantasiosa di Roberta Capitanio

Orecchini, anelli, collane e braccialetti realizzati con i più svariati materiali di riciclo. La bigiotteria colorata e fantasiosa di Roberta Capitanio stupisce per l’ampia tipologia di oggetti usati, lavorati con l’ingegno e la passione di chi ha l’artigianato nel sangue. Intrecci e fusioni di tappi, bottoni, plettri, sassi, conchiglie che si trasformano magicamente in gioielli e bijoux, esempi straordinari della più classica “arte povera”. Roberta Capitanio, di origini beneventane, dopo aver conseguito il diploma al Liceo scientifico “Oberdan”, sta frequentando il biennio di specializzazione alla facoltà di Architettura dell’Università di Trieste. Fin da piccola ha coltivato l’amore per l’arte e l’artigianato, tanto da non riuscire a far passare nemmeno un giorno senza manipolare qualcosa, per mettere assieme, sperimentare e dar vita a nuove creazioni. 

Aquando risalgono i suoi primi lavori artigianali?

Ho iniziato circa cinque anni fa, partendo da semplici orecchini di perline. Poi, rovistando in casa, ho trovato tanti altri oggetti che hanno stimolato la mia fantasia: soprattutto bottoni, dal momento che provengo da una famiglia - mia nonna era sarta e mia madre adora cucire - che ha sempre avuto la passione per il lavoro artistico e manuale. Così ho provato a lavorare su diversi materiali: bottoni, appunto, e poi sassi, lana, tappi, conchiglie o altri oggetti di riciclo che mi capitavano sotto mano, da cui nascevano gioielli, orecchini, anelli…

Dove svolge la sua attività?

Lavoro a casa, in una stanza che condivido con mia sorella. Il fatto curioso è che la parte occupata da lei è ordinata e pulita, mentre la mia è straripante di cianfrusaglie e materiale di ogni genere che utilizzo per i miei lavori.

Quali materiali usa di solito e ce n’è uno preferito?

Decisamente i bottoni: li amo alla follia. Ma poi anche tappi, lattine, sassi e perfino le calze di nailon e i collant. Uso materiali il cui costo è praticamente nullo, ma l’effetto finale che si riesce a ottenere mi piace moltissimo e dà risultati estetici davvero sorprendenti.

Da cosa trae ispirazione? Dal materiale che ha a disposizione o da un’idea astratta?

In realtà è il materiale che ispira le mie creazioni. Dal materiale, dalle sue caratteristiche e qualità, nasce l’idea di un certo manufatto. I miei lavori non riguardano comunque solo la bigiotteria. Adesso, ad esempio, sto realizzando dei cappellini e in passato mi sono inventata un po’ di tutto: biglietti di auguri per compleanni, composizioni floreali o altre lavorazioni strane di vario genere, usando scatole, ferro, legno. Insomma, utilizzo e trasformo qualsiasi materiale mi trovo sottomano.

Qui da Maurizio, su Seconda Stella a Destra, sono esposti degli orecchini molto particolari…

Sono orecchini realizzati con plettri, in modo che si intonino con l’ambiente e il settore musicale del negozio. E poi ce ne sono altri fatti invece con bottoni e filo di ferro, che sono tutti pezzi unici. Non faccio mai copie e non amo ripetere il medesimo soggetto, ma cerco di creare bijoux sempre nuovi e diversi l’uno dall’altro, perfino in una stessa coppia di orecchini.

Un’ampia carrellata dei lavori artigianali di Roberta Capitanio è visibile sul sito internet www.myspace.com/robertacapitanio. Per ulteriori domande o informazioni si può scrivere all’indirizzo e-mail jemsandart@libero.it.

Claudio Bisiani

Nome: Roberta

Cognome: Capitanio

Nata a: Benevento

Classe: 1985

Professione: studentessa in pausa e artigiana da sempre

Segni particolari: densamente abitata da bigiotteria varia e da bottoni…

Passioni: creare qualsiasi cosa, con qualsiasi cosa

 




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