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Altro Cemento in arrivo
dal Konrad n. 150 - Ottobre 2010 - pag. 6
di Dario Predonzan 12.10.2009

 

Il Piano casa del Friuli Venezia Giulia

Il contesto 

L’economia è in crisi? Il PIL diminuisce? La ricetta del Governo è cementificare, un po’ come nel secondo dopoguerra, quando la ricostruzione contribuì certo ad avviare il “miracolo economico”, ma al prezzo di una devastazione selvaggia di città e paesaggi. 

Devastazione che, a ben vedere, da allora è continuata ed è stata anche occasione di arricchimento (e riciclaggio di denaro sporco) per ogni sorta di organizzazione malavitosa.

Del resto, le fortune “imprenditoriali” dell’attuale premier proprio dall’edilizia (Milano 2) sono cominciate…

Due le linee guida del nuovo assalto al territorio: le Grandi Opere (TAV, ma soprattutto un diluvio di nuove autostrade, oltre al Ponte sullo Stretto di Messina) e il “piano casa”.

Da un lato soldi pubblici (ma anche privati, da recuperare - con gli interessi - tramite i pedaggi) per riempire l’Italia di nuove infrastrutture – poco importa se utili o no – dall’altro eliminazione di vincoli e regole, lacci e lacciuoli all’edilizia privata, affinché ripartano gli investimenti nel settore. Unico obiettivo: rilanciare il mitico PIL, non certo rendere più sostenibile il sistema dei trasporti, né dare una casa a chi non ce l’ha e non se la può permettere nelle attuali condizioni di mercato.

Del “piano casa” si parlò molto agli inizi del 2009, quando sembrava imminente un decreto-legge del Governo. Insorsero le Regioni, in apparenza preoccupate per gli effetti che il piano (con le deroghe ai piani regolatori e alle norme di tutela del paesaggio, per la gioia di speculatori grandi e piccini) avrebbe comportato sul territorio. In realtà, ciò che premeva era la difesa delle “competenze” legislative e burocratiche. Il paventato decreto-legge, così, non è mai stato emanato, ma in compenso le Regioni hanno concordato un’intesa col Governo, che riprende tutti i contenuti principali del “piano casa” annunciato. Dopo di che, ogni Regione si è data da fare per dotarsi di una propria legge in materia, senza sostanziali differenze tra Giunte di centro-destra e di centro-sinistra. Così di piani casa finiremo per averne venti, uno diverso dall’altro: è il federalismo, bellezza!

Il disegno di legge del Friuli Venezia Giulia

Poteva il Friuli Venezia Giulia, un tempo (molto lontano) avanguardia d’Italia nella pianificazione del territorio, fare eccezione? Certo che no: ecco quindi la Giunta Tondo partorire il disegno di legge n. 80 sul “Codice dell’edilizia”, che recepisce anche i contenuti dell’intesa Governo-Regioni sul “piano casa”.

Nella nostra Regione, secondo i dati di Assoedilizia, sono 41 mila le abitazioni inutilizzate (la nostra Regione, insieme al resto del Nordest, detiene il record nazionale in questo campo). Nel solo Comune di Trieste, le abitazioni inutilizzate sono 7.419 e 51.449 quelle sottoutilizzate.

La popolazione residente, in effetti, è stabile da decenni intorno a 1.200.000 abitanti in Regione, mentre in alcuni Comuni – Trieste in primis – da decenni è in diminuzione.

Eppure il Friuli Venezia Giulia continua a cementificare: nel 2000 il 6,73 per cento del territorio regionale era costituito da “aree artificiali” (cioè urbanizzate), superato solo dal Veneto (7,66 per cento) e dalla Lombardia (10,44), mentre la media nazionale è pari al 4,73 per cento.

Una tendenza che si accentua: tra il 1990 e il 2000, l’estensione delle aree agricole (le principali vittime dell’urbanizzazione) si è ridotta in misura molto maggiore – in proporzione al territorio complessivo – rispetto al Veneto e alla Lombardia, dove però almeno l’estensione delle aree boschive e seminaturali è aumentata (sia pure di poco), mentre in Friuli Venezia Giulia è diminuita.

Il paradosso è che, malgrado l’alluvione di cemento e l’enorme spreco del patrimonio edificato esistente, le persone in difficoltà aumentano. Sono 5 mila, per esempio, le domande di alloggi sovvenzionati giacenti all’ATER di Trieste, segno che il mercato lasciato a sé stesso, produce consumo di suolo e degrado del paesaggio, ma non risolve il problema abitativo. 

Un “piano casa” degno di questo nome dovrebbe quindi semmai densificare (in modo controllato) l’edificato, puntando alla riqualificazione delle aree urbane dismesse e degradate, oltre a promuovere gli opportuni incentivi, affinché il patrimonio edilizio inutilizzato non rimanga tale. Il tutto all’interno di piani regolatori costruiti democraticamente, avendo come obiettivo anche il blocco del consumo del suolo (agricolo e naturale), la tutela del paesaggio e della qualità della vita.

Il disegno di legge della Giunta regionale sceglie invece la strada della deroga generalizzata e selvaggia ai piani regolatori, delle procedure sbrigative per l’approvazione di opere pubbliche comunali (scavalcando di fatto anche vincoli paesaggistici, architettonici ed ambientali), degli aumenti fino al 35 per cento per le cubature degli edifici residenziali al di fuori dei centri storici, mentre all’interno di questi sono ammessi comunque ampliamenti fino a 200 metri cubi per ciascun edificio o unità immobiliare.

La “foglia di fico” è rappresentata dal fatto che gli ampliamenti dovrebbero essere finalizzati al miglioramento della qualità energetica degli edifici stessi, che però non si prevede sia certificata da nessuno, neppure secondo quanto previsto dal regolamento VEA (il protocollo per la valutazione energetica ed ambientale degli edifici) ormai adottato dalla Regione!

Le conseguenze

Naturalmente, l’aumento indiscriminato - e casuale, perché deciderà il “mercato” – delle volumetrie residenziali (ma l’assessore Seganti vorrebbe estenderlo anche agli edifici commerciali, turistici, artigianali, ecc.), anche in contesti già congestionati o di particolare pregio ambientale, finirebbe per aggiungere carichi insediativi in contesti assolutamente incapaci di sopportarli, con ovvio e drammatico peggioramento della qualità della vita per i residenti: si pensi a certe zone periferiche di Trieste, dove già attualmente la densità dei condomini è intollerabile, in aree prive di adeguata viabilità, di aree verdi, perfino di fognature…

Altre Regioni hanno previsto che l’applicazione delle deroghe ai piani regolatori sia facoltativa, lasciando ai Comuni il potere di decidere. Il nuovo piano regolatore di Trieste, ad esempio, che taglia di oltre 2 milioni di metri cubi le volumetrie edificabili rispetto a quello precedente, è motivo di grande vanto per il sindaco Dipiazza: la legge regionale sul “piano casa” vanificherebbe questo risultato. Il guaio è che il sindaco pare non rendersene conto…

L’alleanza per il cemento

Una dettagliata analisi critica del disegno di legge n. 80 è stata illustrata a metà settembre dalle principali associazioni ambientaliste (WWF, Legambiente, Italia Nostra e LIPU), nel corso di un’audizione presso la IV Commissione del Consiglio regionale. L’iter del provvedimento si annuncia comunque spedito: secondo quanto dichiarato dall’assessore Seganti e da vari esponenti della maggioranza, l’approvazione finale dovrebbe arrivare al massimo entro la fine di ottobre. 

In teoria potrebbero essere apportate modifiche migliorative al testo della Giunta, ma l’esito delle audizioni tenutesi finora non è incoraggiante: l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), l’Istituto Nazionale di Urbanistica, le organizzazioni agricole e gli ordini professionali (architetti, ingegneri, ecc.) si sono soffermati su dettagli tecnici, senza contestare l’impianto complessivo e le norme più pericolose del disegno di legge. 

L’assalto cementizio al territorio può contare insomma su molti complici.

Dario Predonzan

il testo del disegno di legge n. 80 è scaricabile dal sito www.consiglio.regione.fvg.it, sezione “iter delle leggi”

il testo integrale del parere di WWF, Legambiente, Italia Nostra e LIPU sul disegno di legge n. 80 è disponibile nel sito www.wwf.it/friuliveneziagiulia (sezione “documenti”)

 




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