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Sono trascorsi ormai dieci mesi dal mio arrivo a Concordia e mi sembra a questo punto giunto il momento di affrontare forse l’argomento più delicato di questa mia avventura, più complesso dei tanti mesi di isolamento, più difficile delle uscite di notte e più intenso di qualsiasi alba o tramonto: la convivenza forzata con undici persone che inizialmente estranee diventano gli unici compagni, amici, confidenti e le uniche forme di vita presenti nel raggio di migliaia di chilometri per un anno intero.
In ogni “winter over” vissuto qui alla base italo–francese di Concordia, il primo problema è inevitabilmente trovare un equilibrio tra gli esponenti di due nazioni da sempre simili e vicine ma anche profondamente diverse. La coabitazione tra italiani e francesi, come negli anni passati, non è una cosa semplice: per fortuna, quest’anno, la notevole disparità numerica (3 italiani e 9 francesi), non facilitante certo i rapporti, viene lievemente compensata dalla presenza di un ragazzo italo-francese e di uno franco-inglese. Notevoli sono le difformità di cultura e soprattutto di educazione: la voglia di comunicare mediterranea che dovrebbe accomunarci, si scontra invece con una riservatezza nordica inspiegabile e, letteralmente, fuori luogo; frequentemente infatti ci ritroviamo la sera a parlare di noi e delle nostre esperienze ed aspirazioni solo tra italiani, mentre i francesi preferiscono molto spesso stare nelle loro stanze. La nostra innata grande curiosità si rivolge anche verso l’ambiente che ci circonda che sembra lasciare invece quasi indifferenti gli altri. Questo è forse ciò che mi ha maggiormente stupito; sicuramente, come donna, ho maggiore sensibilità e attrazione verso il paesaggio stupendo che mi circonda, ma faccio veramente fatica a capire lo scarso interesse e la poca voglia d’esplorare degli altri: non saranno venuti in Antartide con la paura del freddo e del buio tanto da stare rintanati nella base? Eppure già nel 1840 proprio un francese, Jules Sébastien Dumont d’Urville, approdò nella terra che oggi porta il nome di sua moglie, Terra d’Adelie, a pochi metri dalla attuale base di Dumont d’Urville (DDU), a lui appunto intitolata e attiva dal 1956! Questa lunga presenza sul territorio e le molte isole australi di proprietà francese T.A.A.F (Terres Australes et Antarctiques Françaises) fanno sì che l’Antartide sia in un certo senso più di casa in Francia che in Italia (presente sul territorio da solo 25 anni) e forse questa “abitudine” stimola meno il desiderio di conoscenza. O forse invece in noi italiani ci sono ancora i geni della curiosità di Marco Polo, Colombo o Vespucci?
Così, i punti d’unione e gli argomenti di conversazione sono pochi e diventano ancora meno in una realtà dove la tecnologia la fa da padrona; tutti ormai dispongono di un portatile con il quale chiudersi in camera per scrivere e-mail o vedere un film in completa solitudine. Probabilmente ai tempi di Amundsen e Scott lo stare insieme era l’unico modo per passare il tempo e le precarie condizioni di vita stimolavano affiatamento e coesione.
Sembrerà assurdo ma possono passare anche diversi giorni senza scambiare una parola, a parte i pragmatici buongiorno, buonasera e buon appetito, con alcuni dei compagni. Proprio lo stare in continuo contatto l’un con l’altro in uno spazio ristretto rende più evidenti particolari che possono non piacere e che magari in uno spazio più ampio non si sarebbero neppure notati. Così, sin da subito si delineano le affinità e ovviamente le antipatie, e mentre fuori ogni giorno è diverso dall’altro, dentro spesso le situazioni sembrano bloccate, immutabili, e i giudizi formulati all’inizio non cambiano!
A Concordia il tempo si è di fatto fermato anche per quanto riguarda la condizione femminile; siamo 2 ragazze con 10 ragazzi in una base che, in un certo senso, non è stata neanche pensata per una presenza femminile (sino allo scorso anno non c’era un bagno a noi dedicato e si utilizzavano dei secchielli per i propri bisogni fisiologici)! Ci è stato poi chiesto di lasciare a casa i trucchi, gli accessori (borse e scarpe con il tacco) e le gonne; capo d’abbigliamento che da queste parti non è tassativamente vietato indossare ma viene fortemente sconsigliato, come se una donna fosse tale solo indossando una gonna?!
Forse il tempo qui si è fermato o per lo meno scorre più lentamente; nonostante sia passato più di un secolo da quando i primi esploratori si sono addentrati nel continente antartico, i principali argomenti di conversazione a Concordia sono rimasti quelli che si possono ritrovare nei loro diari, ovvero il cibo e le donne!
Le attenzioni rivolte a me ed alla ragazza francese sono aumentate con il passare dei mesi, al pari dei discorsi riguardo la donna ideale o meglio la donna che i ragazzi vorrebbero incontrare una volta finita questa esperienza. È necessario imparare a dosare sapientemente la propria femminilità, essere gentile con tutti ma non eccessivamente, trovare un equilibrio che, per quanto delicato, deve essere stabile, tra le battute e gli scherzi accettabili e quelli che non lo sono; si deve ben pesare il tempo che si trascorre con ogni ragazzo del gruppo, perché anche un solo sguardo di troppo potrebbe alimentare gelosie o tensioni.
In un ambiente chiuso ed isolato come questo, in cui abbiamo ormai trascorso dieci mesi, molto spesso si fa troppa attenzione al comportamento degli altri e le critiche non tardano mai ad arrivare! E’ come nei cortili delle case di una volta in cui le comari, non sapendo come passare il tempo (non c’era ancora la televisione!) si controllavano a vicenda e ti controllavano continuamente. Qui l’ambiente è ancora più ristretto e nella lotta quotidiana tra “virtù” e “vizi”, questi ultimi non hanno difficoltà a prevalere. Si fanno processi alle intenzioni ingigantendo situazioni che non meritano tanto.
Queste considerazioni molto critiche, ma reali, sono però bilanciate da tutto il resto che mi circonda, dal mio impegno scientifico e dal mondo magico dell’Antartide che, insieme alla luce ogni giorno più presente, mi aiutano a guardare al traguardo sempre più vicino.
Laura Genoni
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