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Nel bel mezzo di un gelido inverno
dal Konrad n. 152 - Dicembre-Gennaio 2010 - pag. 5
di Massimo Amodeo 25.11.2009

 

Adesso che abbiamo parlato tanto di biciclette, non possiamo prescindere dal tizio (o tizia) che ci sta sopra. Perché la bicicletta funziona, quasi in tutte le condizioni, ma il proprietario non segue la stessa linea di comportamento: suda in salita, prende freddo in discesa, deve mulinare furiosamente i pedali comunque. Questi fattori sommati assieme, sotto le condizioni sbagliate, non finiscono in tragedia ma quasi. A molti sfugge l'idea di esercizio aerobico: quando il corpo umano si agita in modo costante per un certo tempo, il risultato è un aumento della temperatura, un aumento della sudorazione per regolare la temperatura. A differenza di attività di altro tipo, chi va in bici si trascina un minimo di quindici chili in salita, e raggiunge notevoli velocità in discesa rischiando di congelare quanto sudato prima.

A questo alcuni rispondono nei seguenti modi:

L'orso polare: ovunque vada si veste abbondantemente o troppo, dopo si lamenta dei crampi o di essere fradicio. Generalmente lo si osserva a maggio, voi in canottiera, lui con il parka.

L'amante della plastica: convinto che il nylon, e i relativi giubbini, lo difenda da qualunque possibile rischio, comprese le testate nucleari. Rischia un orribile decesso per congelamento già ai primi di dicembre.

L'adattabile: sicuro che uomini delle caverne e progenitori più recenti siano sopravvissuti solo grazie alla loro maschia capacità di adattarsi alle temperature, si vestono in partenza di leggere magliette di cotone. “Tanto sono caloroso”, dicono. “Broncopolmonite”, asserisce il medico di famiglia.

L'amico del gomitolo: secondo lui, non c'è niente di meglio della lana per il freddo. Sarebbe anche vero, se non fosse che un giro d'aria lo fa sentire completamente ignudo.

Quanto scritto sopra per farsi quattro risate, rivela che evitando alcuni comportamenti non c'è bisogno di fermare la bici d'inverno. Una volta da novembre a marzo era off-limits, ma le cose sono cambiate.

Esistono i tessuti traspiranti, anche a prezzo decisamente contenuto, che possono sostituire la classica maglietta di cotone. Permettono di restare sempre asciutti in ogni momento, anche senza velocipede, e in buona parte sostituiscono l'intimo in lana che comunque resta umido, anche se meno del cotone. Fatto questo, potete metterci in mezzo quasi qualunque cosa a seconda della temperatura, basta che all'esterno ci sia una giacca capace di fermare l'aria e di far uscire l'umidità. Tessuti come il Windstopper o simili e più economici sono una benedizione in un città frequentata dal vento. Alla fine, una regola è sempre valida: pedalando la temperatura del corpo salirà, quindi è meglio partire con una leggera sensazione di freddo, ma niente a che vedere con la sindrome dell'adattabile comunque.

Se piove? I corti di tasca si possono buttare su giacche e pantaloni da pioggia per scooter, ma solo per brevi tragitti. Più di quattro-cinque chilometri, e siete ufficialmente un amante della plastica con una specie di sauna che, quando si raffredderà, vi sembrerà di essere in una brocca d'acqua. Anche qui, sul mercato, esistono tessuti resistenti all'acqua ma traspiranti, principe dei quali è il Goretex, e il secondo è Event. Potranno sembrare capi costosi, ma quando per una sequenza di anni vi garantiranno comfort e un microclima ideale, saprete che ne sarà valsa la pena. Anche qui bisogna fare una differenza: i tessuti idrorepellenti spesso sono progettati per resistere a una quantità limitata d'acqua e non sono completamente impermeabili. Leggete con attenzione il cartellino, quindi, anche se chi ve lo sta vendendo sta giurando il contrario: sotto l'acqua ci sarete voi, non lui.

 

Massimo Amodeo

 




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