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Pressappochismo, arroganza e viltà nella politica nucleare italiana
Impressiona la mistura di pressappochismo ed arroganza, condita di viltà, con cui si cerca di reintrodurre il nucleare in Italia.
Balle ed omertà sui numeri
Cavallo di battaglia dei nuclearisti nostrani – politici, Confindustria, ecc. - sono i costi eccessivi dell’energia elettrica in Italia, rispetto ai Paesi dotati di centrali nucleari. Per esempio il ministro Brunetta (un economista!) sentenzia: “In Italia l’energia costa il doppio della media UE”. Consultando però i dati Eurostat (ma chi lo fa? Brunetta no di certo, i giornalisti neppure) si scopre che non è vero. Il prezzo del kwh – per utenti industriali –nel 2007, ultimo anno in cui esistono dati completi, era infatti in Italia superiore del 22,7% (non del doppio) rispetto alla media nell’Europa a 15, mentre in Germania era superiore del 13%, in Gran Bretagna del 13,5%, ecc. Solo in Francia il prezzo era del 35,4% inferiore alla media (e quasi metà del prezzo italiano). La ragione? Le centrali nucleari francesi, vecchie di decenni, sono ampiamente ammortizzate, ma nel prezzo del kwh non sono compresi – né potrebbero esserlo, perché nessuno sa calcolarli – i costi del decommissioning degli impianti, quanto mai problematico e oneroso, poiché l’”isola nucleare” delle centrali (decine di migliaia di tonnellate di materiali) è radioattiva a fine carriera.
I nuclearisti preferiscono poi sorvolare sui costi di costruzione. Le centrali basate sulla tecnologia francese di terza generazione, scelta dal Governo italiano (in realtà dall’ENEL), registrano gravi ritardi nei tempi di consegna e impressionanti incrementi dei costi: già tre anni di ritardo per quella finlandese di Olkiluoto e quasi 3 miliardi di Euro di costi supplementari, due anni di ritardo per quella analoga di Flamanville e almeno un miliardo di sovraccosti.
ENEL dichiara che i quattro reattori di terza generazione, da 1.650 MW ciascuno, ordinati in Francia costeranno 16 -18 miliardi di Euro (circa 2.600 Euro a kW), ma Areva che li costruisce ne ha offerti due identici al Canada, al prezzo di 5.000 Euro/kW. I conti non tornano.
Senza contare che le riserve sfruttabili di uranio, di cui l’Italia è priva, basteranno per una cinquantina d’anni ai livelli di consumo attuali (molti di meno, se il numero delle centrali crescerà) e che il prezzo del minerale è decuplicato nel decennio 1997-2007. Cosa rispondono i nuclearisti? Nulla, semplicemente parlano d’altro.
Il decisionismo di nimby
Il Governo, con il ministro Scajola, ostenta grande determinazione nuclearista e dopo la legge “decisionista” (e centralista) n. 99/2009 (impugnata alla Corte Costituzionale da 11 Regioni), procede approvando i relativi decreti di attuazione, contestati però anche da altre Regioni. Sul fronte pro-nucleare restano in pratica soltanto Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Incombono però le elezioni, nelle Regioni a statuto ordinario e in molti Comuni. Quasi tutti i candidati di centro-destra sfoderano perciò dichiarazioni in puro stile “sindrome di nimby”: nucleare sì, ma non da noi! Così il leghista Luca Zaia in Veneto, spalleggiato dal candidato PDL a sindaco di Venezia, Renato Brunetta (sempre lui…), secondo i quali il Veneto “ha già dato” alle esigenze energetiche nazionali. Però nel 2008 il deficit regionale nella produzione di elettricità rispetto ai consumi era del 51,4%...
Viste le difficoltà in Italia, c’è allora chi tenta di costruire centrali nucleari nei Paesi vicini. Il premier Berlusconi ipotizza di piazzarne qualcuna in Albania (Paese notoriamente all’avanguardia per livello tecnologico, affidabilità della pubblica amministrazione, ecc…), ma si punta anche sulla Slovenia. Lubiana vorrebbe infatti costruire una nuova centrale, accanto a quella esistente a Krško, ma è a corto di fondi. L’ENEL, che ci pensa da anni, mobilita i politici di riferimento. Già D’Alema nel 2007 propose un accordo per consentire ad ENEL di partecipare alla costruzione della nuova centrale slovena, in cambio di un’intesa sui rigassificatori nel Golfo di Trieste. Proposta ripresa dal Governo Berlusconi, nella quale tenta di inserirsi il presidente Tondo che, sostenuto dagli industriali, propone una partecipazione del Friuli Venezia Giulia (con i soldi di Friulia?) nella costruzione di Krško 2. Il Motivo? Lo stesso di Zaia e Brunetta: servono centrali nucleari, ma è meglio farle a casa degli altri. Per il Friuli Venezia Giulia bastano i rigassificatori.
La dabbenaggine del centro-sinistra
Merita un cenno anche l’opposizione di centro-sinistra, che è (o meglio dovrebbe essere) rappresentata soprattutto dal PD, il quale in Friuli Venezia Giulia da un lato si agita – sulla base di vaghe indiscrezioni giornalistiche – contro l’inverosimile ipotesi di una centrale nucleare a Monfalcone, dall’altra si finge anti-nucleare senza esserlo.
Mentre infatti il WWF ha consegnato a tutti i Consiglieri regionali, ai primi di febbraio, una bozza di proposta di legge ricalcata sulla legge in vigore in Puglia, che dice no a qualsivoglia impianto nucleare sul territorio della Regione “senza se e senza ma”, i Consiglieri del PD ne hanno depositata un’altra (primo firmatario Brussa, seguono tutti gli altri), che invece escluderebbe l’insediamento di centrali nucleari di “terza generazione” (loro puntano a quelle di quarta generazione… ma così si lascia la porta aperta anche a quelle di seconda!) “in assenza di intese con lo Stato sulla loro localizzazione”. Quindi, se l’intesa tra Stato e Regione ci fosse, il PD sarebbe d’accordo. Una Giunta regionale di centro–destra guidata dal nuclearista Tondo, se adeguatamente persuasa (magari a suon di Euro) da Berlusconi, potrebbe mai negare l’intesa per una centrale nucleare?
Prospettive buie
Difficile essere ottimisti, in un panorama del genere. Una classe dirigente (politica e imprenditoriale) in preda a furori ideologici pro-nucleari - privi del benché minimo supporto razionale - ma contemporaneamente prigioniera del più deteriore “nimbismo”, può produrre soltanto disastri. Nessuno di costoro pare sapere che rende molto di più (e più in fretta), a parità di spesa, investire nel risparmio energetico piuttosto che nel nucleare, che lo spreco nei consumi di elettricità in Italia è immenso (equivalente alla produzione di 16 reattori da 1.650 MW!), che il nucleare non evita affatto l’emissione di “gas serra”, che il problema dello smaltimento delle scorie radioattive è lungi dall’essere risolto, come quello della sicurezza degli impianti, ecc.
Impressiona il divario con i vicini austriaci, i quali si oppongono compatti alla nuova centrale di Krško (senza aver rinunciato a chiedere anche la chiusura di quella attuale), dopo il referendum del 1978 (ben prima di Chernobyl!) hanno trasformato in museo la loro unica centrale nucleare già pronta ad entrare in funzione e sono leader in Europa nelle tecnologie per il risparmio energetico e nelle fonti rinnovabili (solare compreso…).
Dario Predonzan
abbondante materiale sull’energia e sul nucleare nei siti:
www.wwf.it www.legambiente.it www.qualenergia.it www.greenpeace.org/italy
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