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Trieste. Primo florilegio di porcate urbanistiche
dal Konrad n. 155 - Aprile 2010 - pag. 4
di Dario Predonzan 26.03.2010

 

Piccola antologia delle più assurde previsioni del nuovo piano regolatore

Ci torneremo su in futuro, ma – dopo le considerazioni generali di un precedente articolo (v. Konrad n. 152, dic. 2008/genn. 2009) – va evidenziata qualche perla del nuovo piano regolatore di Trieste, noto anche come variante n. 118.

L’assalto a Barcola

Il piano prevede l’ampliamento del lungomare di Barcola, dall’attuale terrapieno-pineta fino all’altezza della “Marinella”, per creare una zona turistica in cui collocare ristoranti ed altri servizi. Viene così ripresa l’idea già avanzata una dozzina d’anni fa dai costruttori – poi bocciata a furor di popolo - che intendevano scaricare lì i materiali di scavo dei cantieri, per risparmiare sul trasporto degli stessi in impianti o discariche autorizzate, per lo più fuori Provincia.

Lo scarico di terriccio (e non solo) a mare, però, farebbe prevedibilmente sparire le praterie di fanerogame marine dai fondali a ridosso della costa: uno degli habitat più preziosi in assoluto. Trasportati dalle correnti, i materiali terrosi potrebbero anche raggiungere i fondali della vicina Riserva marina di Miramare.

Inoltre, il lungomare sarebbe off limits per gli usi balneari, fino alla conclusione dei lavori.

Non contenti di ciò, i consiglieri comunali di maggioranza hanno aggiunto, in sede di adozione del piano, anche la previsione di una funicolare tra Barcola (appunto il previsto lungomare ampliato) e Monte Grisa. Anche questa è la ripresa di una vecchia idea (di circa cinquant’anni fa), solo che allora si ipotizzava una funivia.

Evidente il pesantissimo impatto di una simile opera su un’area di elevatissimo valore paesaggistico e naturalistico: equivarrebbe infatti ad un taglio verticale che finirebbe di spezzare l’importantissimo corridoio ecologico rappresentato dalla costiera triestina, già troppo “rosicchiato” dalla eccessiva villettizzazione tra Barcola e Grignano, che non si è voluto impedire.

Auto contro la storia

La folle dittatura dell’auto continua ad informare di sé il nuovo piano regolatore (come quello precedente). Sono infatti recepite tutte le indicazioni del Piano Urbano Parcheggi, anche quelle più assurde e incompatibili con l’assetto storico della città: è il caso del parcheggio interrato davanti alla chiesa di S. Antonio. Previsione che, oltre tutto, fa a pugni con ogni seria prospettiva di chiusura del centro storico al traffico automobilistico. D’altra parte, si è voluto – per compiacere qualche costruttore e gestore di parcheggi – anticipare il P.U.P. rispetto al Piano del traffico (quando sarebbe stato logico semmai il contrario, oppure la fusione dei due piani in uno solo) e queste sono le conseguenze.

Non basta: un altro parcheggio è previsto addirittura nel parco della storica Villa Bazzoni, affacciato sull’omonima via. Altre decine di alberi secolari rischiano quindi la fine di quelli dell’ex “Maddalena”.

Golf contro Carso

Tra gli obiettivi del piano regolatore c’è anche la tutela del territorio nelle sue componenti paesaggistica, ambientale e idrogeologica, tra l’altro mediante la salvaguardia delle aree ancora libere da edificazioni. Altro obiettivo, la conservazione della biodiversità.

Il Carso (insieme alla fascia costiera) è ovviamente il primo luogo in cui questi obiettivi dovrebbero trovare attuazione. Invece no. Il piano prevede infatti una grande zona turistico-ricettiva “G1” presso Padriciano, nel mezzo di un’area agricola caratterizzata da prati e un tempo vigneti. Ciò al fine di ospitare strutture (club house, ecc.) e servizi collegati al vicino campo di golf, già raddoppiato grazie al piano regolatore illyano e di cui è previsto ora un ulteriore ampliamento. Addio biodiversità: le monocolture dei prati all’inglese, tipici dei campi da golf, sono infatti l’antitesi della straordinaria ricchezza di specie della landa carsica.

Lo stesso Rapporto Ambientale che accompagna il piano sottolinea la contraddittorietà tra la zona “G1” di Padriciano e gli obiettivi dichiarati. Sotto c’è però anche un’oscura vicenda di terreni comperati a prezzo di terreno agricolo, qualche giorno prima che il piano regolatore con la previsione della zona turistico-ricettiva venisse divulgato…

Si può ancora rimediare

Le porcate sopra descritte si sarebbero potute evitare, adottando da subito, nella stesura del piano, la procedura partecipata della V.A.S. (v. articolo di Lucia Sirocco, qui sotto). Non lo si è fatto, perché evidentemente dovevano essere favoriti interessi che non gradiscono essere messi in discussione.

Non è però detta l’ultima parola. Il piano deve infatti essere nuovamente discusso e infine approvato dal Consiglio comunale, il quale dovrà pronunciarsi sulle osservazioni dei cittadini. Tra queste, sono molte quelle – di associazioni ambientaliste e comitati di cittadini – che chiedono la modifica delle previsioni più nefande. Se lo si vuole, è ancora possibile, quindi, cancellare o modificare le porcate. Bisognerà però mantenere viva l’attenzione dei cittadini e dei media, man mano che ci si avvicina alla fase finale dell’iter (previsto verso la fine della primavera).

Dario Predonzan

 

informazioni sul piano regolatore di Trieste nel sito www.wwf.it/friuliveneziagiulia sezione “documenti”, sottosezione “urbanistica e territorio” oppure nel sito www.legambientetrieste.it/PianoRegolatore.htm

 




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